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Che cos’è l’agrovoltaico? Quali sono i vantaggi?

1 Giugno 2022 | NEWS DAL MONDO GREEN - Per essere sempre Efficienti & Informati

C'è una diffusa confusione a proposito dell’agrovoltaico o agrofotovoltaico e attraverso questo articolo proveremo a fare un po' di chiarezza sul tema e trovare delle soluzioni per rispondere a queste esigenze.

PRIMA PARTE

Cos’è l’agrovoltaico?

L’agrovoltaico, chiamato anche agrofotovoltaico, è una sana integrazione dell’attività agricola con la produzione di elettricità solare,  una soluzione che unisce l’energia rinnovabile del fotovoltaico e l’agricoltura e non ha nulla a che vedere con la Realizzazione di impianti a terra in aree agricole.

Si tratta di un vero e proprio modello che opera in ottica win-win: guarda alla stretta interdipendenza tra produzione di cibo e energia, senza tralasciare aspetti come la tutela del suolo, e la conservazione delle sue caratteristiche, e del paesaggio.

È una soluzione che permette a due settori ben distinti di correre insieme verso la decarbonizzazione del sistema energetico da una parte e supportare la sostenibilità economica dell’impresa agricola dall’altra.

L’agrovoltaico consiste nel produrre energia rinnovabile tramite i pannelli solari, senza sottrarre terreni produttivi all’agricoltura e all’allevamento, ma anzi, integrando le due attività. In altre parole, grazie all’agrovoltaico è possibile produrre energia elettrica mantenendo una coltivazione diretta dei terreni e l’allevamento di bestiame grazie a impianti fotovoltaici che rispettano la produzione agricola. Infatti, sotto i pannelli fotovoltaici sopraelevati, è possibile coltivare il terreno creando una sinergia tra agricoltura e produzione energetica senza alcuno spreco di suolo. Allo stesso modo, l’agrovoltaico aspira all’incremento della resa agricola di particolari colture tramite l’ombreggiamento da una parte e il risparmio idrico dall’altra, reso possibile dai pannelli solari, in modo da ridurre lo stress termico.

Non esiste un solo agrovoltaico, ma diverse configurazioni da studiare a seconda delle specifiche caratteristiche dei siti oggetto di intervento: servono infatti competenze trasversali che spaziano dall’ingegneria all’agronomia alla biochimica e progetti del genere non possono prescindere dall’impegno professionale di queste figure; si tratta dunque di una soluzione da leggere in un’ottica sistemica.

I vantaggi dell’Agrofotovoltaico

I vantaggi offerti da un sistema agrofotovoltaico sono molteplici e riguardano le zone agricole, il clima, ma anche l’economia. La corretta progettazione di questi impianti può proteggere le colture dagli agenti atmosferici estremi, ridurre il fabbisogno idrico, ma anche supportare la competitività delle aziende agricola e rivalorizzare terreni marginali o abbandonati.

Infatti, gli agricoltori possono rifinanziare le proprie attività rilanciandole economicamente, aumentando la produttività e utilizzando un sostegno economico utile a contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Hanno inoltre la possibilità di sviluppare nuove competenze professionali e nuovi servizi grazie alla collaborazione con il partner energetico (ad esempio lavaggio moduli, guardiania, ecc.). 

Inoltre, l’agrofotovoltaico, in generale, permette di:

  • Creare zone d’ombra con i pannelli fotovoltaici che vanno a proteggere determinate colture da eventi climatici estremi;
  • Migliorare la competitività delle aziende agricole grazie alla riduzione dei costi energetici;
  • Riduzione della carbon footprint dell’azienda agricola e partecipazione al raggiungimento degli obiettivi di carbon neutrality;
  • Recupero dei terreni abbandonati;
  • Diminuzione dello stress termico riducendo l’evaporazione dei terreni e il fabbisogno idrico in agricoltura, utile per affrontare al meglio le condizioni di clima caldo e secco;
  • Innovazione dei processi agricoli volta a renderli più ecosostenibili e maggiormente competitivi mediante la diffusione dell’agricoltura di precisione e il sistema del recupero delle acque piovane;
  • Migliorare le condizioni degli allevamenti;
  • Monitorare la fertilità del suolo e del microclima.

Quali sono le dimensioni di un impianto agrofotovoltaico?

Nel documento “I sistemi Agro-Fotovoltaici” sottoscritto da ANIE Rinnovabili, Elettricità Futura e Italia Solare, vengono analizzate le due configurazioni agro-fotovoltaiche attualmente più utilizzate: ovvero i sistemi elevati da terra e sistemi interfilari a livello del suolo. 

Calcolando la superficie non utilizzabile ai fini agricoli a causa della presenza dei moduli, si ottiene un risultato diverso per ciascuna categoria di sistemi agro-fotovoltaici individuati, in quanto i sistemi sopraelevati permettono un maggiore sfruttamento del terreno anche direttamente al di sotto dei moduli. 

Le strutture variano da un minimo di 2,2 metri fino a un massimo di 5 metri di altezza e hanno un distanziamento medio interfilare di 6 metri, in ogni caso fortemente variabile in funzione dell’applicazione colturale, o zootecnica, scelta. Quindi, questo genere di impianti consente di produrre energia rinnovabile senza interferire con l’uso agricolo dei terreni: in ogni tipologia di configurazione, la disposizione, le opportune geometrie, fisse o mobili, l’altezza e il distanziamento sono tali da non incidere sulla normale attività agricola. 

L’aumento di potenza specifica per singolo pannello (ad oggi siamo sulla soglia dei 600W) consente di raggiungere interessanti capacità di generazione elettrica anche in piccole aree nonostante la necessità di spazio per l’usuale mobilità dei mezzi agricoli.

Secondo alcuni studi condotti da Enea, l’80-90% dei terreni sotto gli impianti agro-fotovoltaici può essere coltivato con pratiche standard e comuni macchinari agricoli.

Agrovoltaico in Italia

Purtroppo, lo sviluppo del sistema agrofotovoltaico nel nostro Paese è stato fortemente penalizzato da alcuni fattori come

  • diffidenza rispetto ai sistemi agrovoltaici, soprattutto a causa dei pregiudizi e delle ostilità generate dalle vecchie installazioni a terra ad altissimo consumo di suolo
  • la mancanza di un indirizzo uniforme a livello nazionale
  • vincoli da parte di Soprintendenze e ministero della Cultura 
  • un iter autorizzativo lungo e complesso in generale per il fotovoltaico per arrivare ad ottenere i permessi necessari alla realizzazione e alla successiva messa in opera degli impianti
  • la mancanza di incentivi derivata da un divieto di installazione su terreni agricoli, venuto a cadere solo recentemente
  • costi ancora elevati per determinate configurazioni e tecnologie, che andrebbero opportunamente incentivate.

Il MITE ha pubblicato a fine giugno le “Linee Guida in materia di Impianti Agrivoltaici“: il documento, elaborato dal Gruppo di lavoro coordinato dal MITE a cui hanno partecipato: CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, GSE – Gestore dei servizi energetici S.p.A. ed RSE – Ricerca sul sistema energetico S.p.A., descrive le caratteristiche minime e i requisiti che un impianto fotovoltaico dovrebbe possedere per essere definito agrivoltaico, sia per ciò che riguarda gli impianti più avanzati, che possono accedere agli incentivi PNRR, sia per ciò che concerne le altre tipologie di impianti agrivoltaici, che possono comunque garantire un’interazione più sostenibile fra produzione energetica e produzione agricola.

Gli incentivi all’agrovoltaico

Per molto tempo non è stato possibile accedere agli incentivi statali con specifico riferimento alle installazioni a terra di impianti fotovoltaici in zone agricole. Tale divieto rispondeva all’esigenza di preservare l’ambiente e l’ecosostenibilità dei terreni agricoli.

La svolta è arrivata con il DL Semplificazioni Bis: in particolare il comma 5 dell’art. 31 del DL n. 77/2021 ha introdotto una deroga al D.L. n. 1/2012, consentendo l’accesso agli incentivi statali di cui al D. Lgs. n. 28/2011 per gli impianti fotovoltaici in un sistema agrovoltaico che adottino soluzioni integrative innovative con montaggio dei moduli elevati da terra, prevedendo anche la rotazione dei moduli stessi. Tuttavia, per non compromettere la continuità delle attività agricole colturali e pastorali, consente anche l’applicazione di strumenti di agricoltura digitale e di precisione. L’accesso agli incentivi è comunque subordinato alla contemporanea implementazione di sistemi di monitoraggio che consentano di verificare aspetti come: l’impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per le diverse tipologie di colture e la continuità delle attività delle aziende agricole interessate.

Il presupposto fondamentale per la realizzazione di qualsiasi impianto agrofotovoltaico è una descrizione particolareggiata del sito che comprenda la descrizione del terreno (agricolo, industriale, cave dismesse, discariche, ecc.), la superficie e la tipologia di copertura vegetale, la pendenza, il tipo di esposizione ai raggi solari, la presenza di vincoli. In proposito è importante che il terreno non sia interessato da vincoli urbanistici, ambientali, etc.

Agrovoltaico, AgroSolare e PNRR

Lo sviluppo dei sistemi agrofotovoltaici, che consentono di produrre energia elettrica da fotovoltaico e, al tempo stesso, di coltivare i terreni, ha un ruolo cruciale nel percorso di decarbonizzazione del Paese. 

Per poter raggiungere i target europei previsti per il 2030 e 2050, il Governo intende contribuire agli stessi anche mediante il PNRR Italiano, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e nello specifico mediante la Missione 2 – Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, la quale assegna all’agricoltura un ruolo fondamentale nel percorso della cosiddetta transizione energetica, incentivando una sana sinergia tra il settore primario e quello energetico.

I protagonisti dell’integrazione sono i due comparti M2C1 e M2C2, in questi progetti il mondo agricolo è invitato a raccogliere una sfida ambiziosa: coniugare il doppio ruolo di produttore di cibo e di energia.

Previsti dunque 2,6 miliardi di euro così ripartiti:

  • 1,1 miliardi per impianti solari su terreni agricoli
  • 1,5 miliardi per l’installazione di impianti fotovoltaici sui i tetti degli edifici agricoli

Per quanto riguarda l’agrofotovoltaico, il Ministero della Transizione Ecologica promette di pubblicare entro dicembre 2022 il primo bando per usufruire dei fondi stanziati dal PNRR per l’agrovoltaico, ma la crisi di governo attuale probabilmente allungherà di fatto i tempi.

La misura, come si legge nel Testo del PNRR, nello specifico prevede:

“l’implementazione di sistemi ibridi agricoltura-produzione di energia che non compromettano l’utilizzo dei terreni dedicati all’agricoltura, ma contribuiscano alla sostenibilità ambientale ed economica delle aziende coinvolte, anche potenzialmente valorizzando i bacini idrici tramite soluzioni galleggianti;

il monitoraggio delle realizzazioni e della loro efficacia, con la raccolta dei dati sia sugli impianti fotovoltaici sia su produzione e attività agricola sottostante, al fine di valutare il microclima, il risparmio idrico, il recupero della fertilità del suolo, la resilienza ai cambiamenti climatici e la produttività agricola per i diversi tipi di colture.

L’obiettivo dell’investimento è installare a regime una capacità produttiva da impianti agro-fotovoltaici di 1,04 GW, che produrrebbe circa 1.300 GWh annui, con riduzione delle emissioni di gas serra stimabile in circa 0,8 milioni di tonnellate di CO2.”

Ad oggi, in attesa del risultato sulle consultazioni, il sistema agrivoltaico deve rispettare i seguenti requisiti minimi CREA & GSE:

● la potenza nominale dell’impianto è superiore a 300 kW;

la superficie minima destinata all’attività agricola è pari almeno al 70% dell’appezzamento oggetto di intervento;

l’altezza minima dei moduli rispetto al suolo deve consentire la continuità delle attività agricole (o zootecniche) anche sotto ai moduli fotovoltaici e rispettare, in ogni caso, i valori minimi di seguito riportati:

– 1,3 metri nel caso di attività zootecnica e impianti agrovoltaici che prevedono l’installazione di moduli in posizione verticale fissa (altezza minima per consentire il passaggio con continuità dei capi di bestiame);

– 2,1 metri nel caso di attività colturale (altezza minima per consentire l’utilizzo di macchinari funzionali alla coltivazione).

sono rispettati i requisiti previsti dalle linee guida CREA-GSE relativi al sistema di monitoraggio.

● sul terreno oggetto dell’intervento deve essere garantita la continuità dell’attività agricola e pastorale

● la produzione elettrica specifica dell’impianto agrofotovoltaico non è inferiore al 60% della producibilità elettrica attesa di un impianto fotovoltaico di riferimento, costituito da un impianto costruito a terra (collocato nello stesso sito dell’impianto agrivoltaico e caratterizzato da moduli con efficienza 20% su supporti fissi orientati a Sud e inclinati con un angolo pari alla latitudine meno 10 gradi), entrambe espresse in MWh/ha/anno

● ai sistemi agri-voltaici che rispettano i requisiti stabiliti, è riconosciuto, a seguito di svolgimento di procedure competitive, un incentivo composto da: un contributo in conto capitale nella misura massima del 40 per cento dei costi ammissibili e una tariffa incentivante applicata alla produzione di energia elettrica netta immessa in rete. L’incentivo è assegnato tramite procedure di asta in cui la graduatoria è formata sulla base dell’offerta di riduzione della tariffa di riferimento posta a base d’asta, pari a 85 €/MWh (per gli anni successivi al primo, la tariffa posta a base d’asta sarebbe ridotta del 2% all’anno).

I soggetti che presentano istanza di accesso ai benefici:

  • devono essere imprese agricole
  • associazioni temporanee di imprese (ATI), che includono almeno un’impresa agricola
  • sono escluse dall’erogazione dell’incentivo (fino a prova contraria) le società energy.

Non perdetevi la seconda parte dell’articolo sull’agrovoltaico che sarà pubblicata nei prossimi giorni.

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